Venerdì , 15/12/2017
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1. -Approdi D'Autore - Libri d’amare – G A R U M - - edito da Licosia;

La piazza si sa è un non luogo, un agorà, proprio qui a Marina i lavori ormai terminati del pue hanno dato vita ad un salotto veramente accogliente e dove si sta divinamente è qui che la Proloco di Vietri Sul Mare ieri sera 28 luglio ha portato, la quinta tappa della rassegna libri d'(a)mare nell'ambito dell'iniziativa approdi d'autore, l'iniziativa patrocinata dal Comune di Vietri sul Mare, che sta riscuotendo un grande successo grazie anche alla formula sobria e versatile.

Il tema della serata è stato introdotto e da Cosmo Di Mauro che ha anche moderato la presentazione del volume "Garum" edito dalla casa editrice Licosia. Non tutti sanno che a Marina vi è una zona archeologica di grande importanza: "Le Terme Romane" che testimonia un importante passato per la frazione e ha dato a noi un sito fruibile: Il calidarium dove probabilmente si è degustato il prelibatissimo Garum, il liquido più costoso di tutti i tempi, l'antenato della colatura d'alici.

L'incontro ha visto la partecipazione dell'assessore al Turismo Giovanni De Simone, della responsabile editoriale, SILVANA VECCHIO, Università degli Studi di Ferrara, e dell'editore NUNZIANTE MASTROLIA, Luiss Guido Carli, oltre LUCIA DI MAURO, imprenditrice "tonno IASA" .

Ha rappresentato la cantina Maiellaro il dott. Massimiliano Cosenza per il consueto momento aperitivo in degustazione della cantina " Tenuta Macellaro" con il Vino Ripaudo un Fiano-Falanghina.

Di Nunziante Mastrolia:

Ieri sera Cosmo Di Mauro, che ringrazio anche qui, a Vietri sul Mare ha organizzato una splendida serata per la presentazione del libro di Claudia Pandolfi. Siamo partiti dal Garum e, come spesso accade, siamo finiti a parlare di politica, con Vincenzo Pedace che meritoriamente si scagliava contro i neoborbonici presenti. La faccio breve. Il nostro è un paese che difetta, o meglio reprime il proprio orgoglio nazionale. Eppure ne avrebbe di che vantarsi. Anzi ne avrebbe come nessun altro.

Giusto a titolo di esempio, il mondo è moderno perchè ha introiettato il concetto di umanesimo: è l’uomo il centro del creato e misura di ogni cosa; il mondo è diventato moderno grazie alla ricerca scientifica, che nasce con la matematizzazione della scienza da parte Galileo (l’universo “è scritto in lingua matematica”). E ancora non ci sarebbe modernità senza il diritto romano e non ci sarebbero le nostre società aperte senza la struttura istituzionale della Repubblica romana (a Washington c’è un Campidoglio ed un Senato, il che la dice lunga su quale sia stato il modello al quale i padri fondatori americani si sono ispirati: Roma e non Atene). Eppure noi italiani abbiamo introiettato una singolare visione delle cose.

E’ come se tutto quel mondo, non solo dell’antichità classica, ma anche del nostro radioso medioevo, che tutto fu tranne che buio, non ci appartenessero. Come se questo paese avesse visto la luce solo nel 1861, l’Italietta che si è formata un pò per caso, un pò per gli intrighi di corte o per le rivalità delle cancellerie europee, l'Italiatta con troppi appetiti e pochi denti, come la definì Bismarck. In altri casi, nasciamo addirittura solo nel dopoguerra.

Non c’è relazione - ci diciamo, e ci dicono - tra noi e quel passato. Burchkardt si spinge retoricamente a chiedere: vi sembra un caso che il Rinascimento in Italia esploda solo quando sangue germanico nuovo si immette nelle vene dei popoli latini? Stupidaggini teutoniche ovviamente. Eppure la cosa singolare qual è? Per noi italiani il tempo che ci separa da Roma è troppo ampio perchè ci sia una connessione: noi - ci diciamo, e ci dicono - siamo un altro popolo. Ma per gli altri le cose non vanno così. In Germania “venerano” Arminio, quale fondatore della patria tedesca. Una statua di 26 metri (su altrettanti di basamento) celebra le sue gesta: della tribù dei Cheruschi fu arruolato nell’esercito romano e con l’inganno e il tradimento distrusse le legioni di Pubblio Quintilio Varo nel 9 d.c nella battaglia di Teutoburgo.

Arminio almeno aveva sconfitto in romani, i francesi invece venerano come primo capo della loro patria (e lo celebravano nelle scuole fino agli anni ’50) un certo Vercingetorige, che si oppose fieramente a Giulio Cesare. Spesoso però non si dice che il capo dei Galli, fu sconfitto da Cesare nel 52 a.C, portato a Roma e dopo cinque anni di prigionia nel 46 a.C. fu fatto sfilare in catene per le strade ll’Urbe, per celebrare il trionfo di Cesare, e poi fu mandato a morte.

Ora, visto che noi siamo un paese civilissimo, a me non sembra elegante ricordare queste cose ai cugini europei. Per inciso non deve essere semplice, per il loro orgoglio nazionale, mandar giù il fatto che la maggior parte delle loro capitali e le più importanti città europee siano state fondate dai romani e cioè gli italiani. Invece che di condottieri e battaglie per sottolineare i legami che noi abbiamo e per davvero con il mondo romano, meglio far notare che nel dialetto cilentano sedano si dice “Accio” in quello sardo “Apiu”, “Apio” nel Salento, in latino si dice Apium. La padella nel dialetto stretto cilentano ci dice “sartania”, in sardo “sartaina”, il latino “satago”. La carota nel dialetto cilentano si dice “pastinaca” in sardo “pistinaja”, in latino “pastinaca”. E ancora in dialetto come di dice lo spiffero che nelle sere d’inverso ti colpisce alle spalle? Si chama "gianna" o “giannetta”. Mia moglie, quando mi ordina di chiudere la porta, mi dice “tanca sa gianna”. Guarda caso in latino, porta di dice "ianua".

Evito di dire che il piatto preferito di Cicerone erano le lagane, che il culto dei santi si innesta sul culto delle antiche divinità italiche. O che sui monti Lattari nel mondo antico venivano allevate delle capre che, nutrite con erbe particolari, producevano un latte usato come medicina. E allora uno si chiede, è un caso che la prima scuola medica moderna sia (ri)-nata a Salerno? Che c'entra il Garum? C'entra. La colatura di alici infatti, per questo eravamo in Costiera Amalfitana, altro non è che una variante del Garum, che del resto è un antenato della salsa al pomodoro. Montanari scrive che quando comparve la novità, e cioè il pomodoro, gli italiani, abituati al Garum, ne fecero una salsa.

Tutto questo per dire che, anche per aver reciso i legami con la sua storia, negli ultimi cinque secoli tranne poche eccezioni (Cavour, Giolitti, De Gasperi) il nostro paese, oscillando tra l’aspirazione secolare ad essere dei nani politici (Franza o Spagna purchè se magna), e le improvvise fiammate di nazionalismo straccione e tronfio (spezzeremo le reni alla Grecia… batteremo i pugni sul tavolo a Bruxelles), ha avuto un lungo deficit di guida politica, senza la quale il nostro paese ritorna ad essere, per somma gioia di molti, quella semplice - le parole sono di Metternich - espressione geografica nella quale fare affari senza intralci, o meglio, per dirla con Goethe, quel paradiso, dal quale è necessario scacciare i diavoli (gli italiani) per poterci andare in vacanza senza rotture di scatole da parte degli indigeni locali.

Mi verrebbe da chiudere con un “Viva l’Italia”, ma odio la retorica, dunque mi limito ad un “buon fine settimana”. Anzi, "buona Domenica", che è più italiano.

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